Carlo Flamigni – Regola etica

“Penso alla disciplina come all’ubbidienza alla regola etica, e penso alla regola etica come a quello che contagia la nostra coscienza. E’ chiaro che il contagio della coscienza può essere di tutti i tipi, ci sono anche gli untori. E se la coscienza nel crescere viene contagiata da un’untore poi vengono fuori i religiosi estremisti che tagliano la testa ai bambini, insomma. Però ci può essere anche una vaccinazione, che invece evita proprio che si finisca in questo contagio negativo.

La regola etica è quella che ci fa capire che cosa è buono e cosa è cattivo di quello che abbiamo fatto, di quello che ci accingiamo a fare e quindi in qualche modo ci mette nel mondo facendoci capire quale deve essere il nostro comportamento eccellente…delle volte lo capiamo, delle volte lo facciamo, delle volte no..però esiste. Ed esiste nei nostri rapporti con il mondo sociale nel quale siamo immersi ma anche nei rapporti col lavoro che facciamo.

Ecco allora forse il mio problema fondamentale con la disciplina è questo: qual è il mio rapporto con il mio lavoro, qual è la regola morale che dovrebbe guidare il lavoro di un medico, qual è il modello di medicina morale al quale ci dovremmo ispirare. La medicina non ha avuto regole morali importanti per molto tempo, poi ha avuto modelli estremamente complicati ai suoi esordi per un certo periodo di tempo non sono esistiti i medici, c’erano gli stregoni, c’erano le persone che mediavano con l’aldilà, perché la malattia era una maledizione divina, inviata per punizione, per invidia… C’erano i chirurghi, questo sì, perché la ferita della freccia era inferta da un altro uomo quindi un uomo la poteva curare. E poi è arrivata la medicina laica, anzi la medicina laica è arrivata anche abbastanza presto… ci sono i medici viandanti che andavano in giro, ne parla persino Omero, e andavano in giro portando la loro conoscenza, che era una conoscenza acquisita per istinto, per osservazione della natura. E poi è arrivata una medicina laica invece più seria che è riuscita tra l’altro a stabilire regole che le hanno consentito di non sentirsi mai a disagio nei confronti dei progressi che le nuove conoscenze le imponevano, perché la medicina ha fatto capire alla gente, subito, di essere in divenire, di essere una disciplina difficile, lunga da apprendere e in continua modificazione, perché le conoscenze nel tempo migliorano continuamente.

C’è stato un modello di medicina di tipo “paternalistico” in cui addirittura era il paziente che professava, il professionista era il paziente, perché professava ubbidienza. Il medico si occupava di lui, ma lui doveva giurare ubbidienza, non protestare quello che il medico gli imponeva – gli chiedeva – ma gli imponeva in realtà di fare. La medicina paternalistica è durata molto nei secoli, è stata sostituita da modelli di medicina molto sgradevoli, io dico i due più frequentati oggi, una è frequentatissima negli Stati Uniti ma è molto diffusa anche da noi, che è la medicina di tipo contrattuale, due persone tra l’altro una delle quali sa molto, l’altra non sa assolutamente niente quindi è un contratto molto difficile da considerare equo, che fanno un contratto, no? Quindi “io ti pago, tu mi dai…”, tra l’altro è minimalista anche, porta spesso in tribunale, è dal punto di vista morale quanto di peggio ci possa essere. Il fatto di portare spesso in tribunale l’inadempiente, il medico inadempiente, ha fatto nascere un altro modello di medicina, diffusissimo in Italia, che è la medicina.. possiamo chiamarla difensiva: ci sono cose pericolose, perché mi possono portare in tribunale, so che sono utili, ma me le dimentico così non vado in tribunale. E’ diffusissimo, ci sono luoghi in Italia dove si fa il 60% di tagli cesarei, è medicina difensiva, potrei fare molti esempi di questo.

Esiste una medicina con un modello più..come posso dire…equo e moralmente accettabile. Credo di sì, ce n’è una molto bella che è la medicina basata sull’etica della cura. Si basa….tra l’altro la Cura è una dea, credo che lo sappiano in pochi, ne parla Igino nel suo Liber Fabularum, racconta la storia della dea, che passando un fiume prende dell’argilla crea un modello di uomo, poi le piace molto, chiama Giove, Giove insuffla la vita, il modellino comincia a muoversi, litigano, arriva anche Terra che dice “ma perché litigate?”, “Vogliamo dargli un nome tutti e due abbiamo nomi diversi”, e Terra dice “ma anch’io sono in causa, l’argilla l’avete presa da me”. Ma interviene Saturno, il prepotente padrone degli dei che dice: “Ma ci penso io, lo chiamiamo Humus, da “terra”, Uomo. E poi Posso anche stabilire cosa ne avverrà. Il soffio di Giove è stato breve, tra un pò smetterà di muoversi, tornerà alla terra, tranne la sua anima, che tornerà a Giove. Ma tu, Cura, avrai amore per lui in vita.” Questa è l’etica della cura. Aver cura delle persone, cura per le persone. Siamo figli della cura, una cura generosa, basata su quella che dovrebbe essere la qualità fondamentale dell’uomo che è la compassione, la capacità di soffrire con gli altri, di capire la sofferenza degli altri.

Credo che questo modello di cura sia quello che porta agli eroismi, alla persona che si sacrifica per gli altri, che meglio lasciar stare.

Allora c’è un modello invece al quale possiamo riferirci tutti e che gli insegnanti debbono insegnare a chi vuole iniziare questa professione, che è il modello dell’etica delle piccole virtù. Perché le piccole virtù le abbiamo tutti dentro. Capacità di capire, la voglia di ascoltare, la capacità di capire che cosa vuol dire “dottore mi metto nelle tue mani”, la responsabilità. Se capisco cos’è la responsabilità non guardo la televisione stasera, studio.

Pensi che in Europa, la prima interruzione che il medico fa al paziente che racconta la sua storia avviene dopo 25 secondi, una cosa ridicola. C’è disattenzione, c’è disinteresse, c’è prosopopea. Le piccole virtù dovrebbero partire invece da un principio fondamentale: riconoscere che oggi il diritto fondamentale di ogni cittadino è quello di decidere per sé. Quindi l’incontro che il medico fa col malato proprio ha questo motivo fondamentale: trasferirgli le conoscenze che gli sono necessarie per poter decidere per sé.

Ecco io credo che questa sia una disciplina fondamentale, ma credo che l’insegnamento di questa disciplina non dovrebbe riguardare solo le scuole dove si insegna la medicina dovrebbe essere più generalizzato se è vero che la coscienza si forma per contagio, questo contagio dovrebbe venire per esempio dalla bioetica, chi insegna bioetica dovrebbe avere un ruolo fondamentale nella preparazione dei bambini, farli diventare adulti secondo una disciplina equa, accettabile, moralmente bella.”

BIOGRAFIA

Nato a Forlì il 4 febbraio 1933.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia Presso l’Università degli Studi di Bologna nel luglio del 1959 con 110 su 110 e lode; ha poi conseguito il diploma di specialista in Ostetricia e Ginecologia nel 1963 con 70 su 70 e lode.
Libero Docente in Ostetricia e Ginecologia dal 1964, dal 1972 al 1980 è stato Professore Incaricato di Endocrinologia Ginecologica Presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. Direttore del Servizio di Fisiopatologia della Riproduzione dal 1975 al 1994, è stato direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università degli Studi di Bologna dal novembre 1994 al dicembre 2001. Dal 1980 al 2004 è stato professore ordinario prima di Endocrinologia Ginecologia e poi di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Bologna.
Si è interessato dei problemi relativi alla bioetica, divenendo anche membro del relativo Comitato Nazionale.
È stato presidente della Società italiana di fertilità e sterilità.
Aderente all’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), ne è stato nominato presidente onorario. È presidente onorario della Associazione italiana per l’educazione demografica (AIED).
È socio onorario della Consulta di bioetica.
Nel campo della pubblicistica e della saggistica, oltre a collaborare con numerose riviste scientifiche, è stato autore di un migliaio di memorie scientifiche nonché di molti libri, relativi soprattutto a problemi riguardanti la salute della donna e agli aspetti medici e bioetici legati alla riproduzione e alla fecondazione assistita.
Come scrittore, è autore di racconti, di storie poliziesche e di libri per l’infanzia. Nel 2011 ha vinto il premio letterario Serantini per il suo “Un tranquillo Paese di Romagna”. Il suo sito personale raccoglie i suoi scritti prevalentemente dedicati a temi etici e biomedici.
Fa parte del comitato di redazione di numerose riviste scientifiche.

• 13 Ottobre 2014

Comments are closed.